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Lettera alle famiglie

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Utente CHIS01600D-psc

da Chis01600d-psc

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Lettera alle famiglie

Cari tutti, il 20 gennaio le scuole sono chiamate a riflettere sul rispetto. A indurre il Ministro dell’Istruzione a emanare la Giornata del rispetto (Nota MIM n. 290 del 17.01.2026) è stata la morte di Willy Montero Duarte, ragazzo ucciso nel 2020, nel tentativo di difendere da un’aggressione un suo compagno. Il 17 gennaio 2026, un ragazzo di La Spezia è stato ucciso da un suo coetaneo a scuola, in un’aula durante una lezione.

Queste morti mi spingono a parlare di un’alleanza: il rinnovo di un patto di corresponsabilità educativa tra la scuola che io rappresento e le famiglie, i genitori dei nostri ragazzi.

Inizio con una domanda: quanti microcedimenti del senso della scuola evidenzia questa aggressione omicida? Né il ritorno in classe dopo la ricreazione, né il fatto che si stesse facendo lezione sono bastati a fermare il ragazzo che ha ucciso. Spazi e tempi scolastici implosi dentro l’aggressore, spazi e tempi non più avvertiti come autorevoli, contenitivi, “sacri”. Anticipo l’obiezione: spetta alla scuola, con regole e sanzioni, ripristinare il rispetto. Quando, tuttavia, frana lo spazio mentale, regolamenti e sanzioni potrebbero non bastare. Gli esseri umani funzionano così: prima si crea lo spazio mentale e poi si realizzano i comportamenti. Se lo spazio mentale è condizionato dal non senso, dalla violenza, dalla brutalità prima o poi le azioni concrete saranno vuote, violente, brutali.

Per i ragazzi, i discorsi, gli esempi, i modelli di vita familiari sono imprescindibili, ci costruiscono quello che diventeranno come uomini e donne. Apprendimenti, modelli educativi, esempi dei docenti, relazioni ed amicizie scolastiche potranno essere il differenziale di sviluppo per quello che realizzeranno nel futuro. Scuola e famiglia, pertanto, sono alleate.

Entrambe siamo chiamate ad un lavoro sinergico che ripristini il rispetto nelle menti dei ragazzi, nelle interiorità, nelle psicologie, nei pensieri, nelle azioni.

È allarmante sapere che aggressioni e violenze vengono frequentemente perpetrate per “futili motivi”, sguardi di troppo, messaggi sui social…Ecco l’altro grande protagonista del tempo e dello spazio degli adolescenti: i social. Molti di loro vivono immersivamente in connessioni virtuali a cui manca la realtà delle relazioni vere, fatte di incontri, di dialoghi, di corpi. Il grande assente delle connessioni virtuali è il corpo. È facile uccidere per finta in un video gioco, il personaggio è eliminato o ricompare. Ma i corpi veri quando li ferisci a morte si spengono e quando si ferisce il corpo hai già devastato lo spirito e colpito madri, padri, fratelli, sorelle, amici. Si lascia una devastazione infinita che non si colma, non guarisce, non si attenua, perchè la morte di un figlio non si supera.

Ecco allora il senso di un’alleanza: dobbiamo esserci! Scuola e famiglia insieme possiamo ricreare una presa in carico, fatta anche di no che aiutano a crescere, di no spiegati, di presenza, di ascolto che non deroga dall’essere adulti. Perché questo è il punto centrale, non possiamo essere adulti spettatori, così fragili emotivamente, così impauriti dal dire dei no che non li diciamo più, terrorizzati dall’idea di sbagliare, inefficaci! Non possiamo dimenticare che essere adulti, essere genitori, essere educatori, significa anche guidare, contenere, dare struttura. Il primo grande gesto di responsabilità e cura verso i ragazzi è esserci, dare tempo, condividere modelli costruttivi, saggi, equilibrati, stare fermi, anzi irremovibili, su alcuni no difficili ma indispensabili. Che la morte di questo ragazzo ci motivi a ricostruire un’alleanza educativa corresponsabile e sostanziale.

La Dirigente Scolastica
Simonetta Longo